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C’è sempre una prima volta

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C’è sempre una prima volta

Per la prima volta da quando Vivarini è seduto sulla panchina del Catanzaro ho assistito ad una partita in cui mi sono annoiato. Attenzione, non posso affermare in piena onestà di aver visto giocare male la squadra dei tre colli e neppure che sia stata dominata dall’avversario. Anzi, al contrario, se c’è stata una compagine che si è impegnata a giocare è quella giallorossa, che è stata assolutamente dominante, e se c’è qualcuno che ha pensato soltanto a difendersi e chiudere gli spazi, non c’è dubbio che si tratta della Reggiana. Che, per inciso, ha alzato una doppia barricata, costituita da una prima linea difensiva a cinque e da un’altra leggermente più avanzata a quattro, quasi a formare un doppio muro di cinta, invalicabile: altro che autobus davanti alla porta, grate e saracinesche a profusione. Con un atteggiamento di tal genere degli emiliani non si poteva pretendere calcio champagne e la noia è diventata sovrana.

Fissate le “responsabilità” della Reggiana, che, non dimentichiamo, lotta per evitare la zona playout e ha tutto il diritto di mettere in campo le strategie ritenute necessarie per ottenere questo obiettivo, sebbene non mi piaccia affatto vedere una squadra completamente rinunciataria, e per altro vincere senza alcun merito, soffermiamo un attimo l’attenzione sul Catanzaro. Innanzitutto, non si può sottacere il fatto che la rete di Girma nasce, come tante altre volte, da una ennesima disattenzione su un fallo laterale e dalla differenza di passo tra il marcatore giallorosso e l’attaccante granata, che mai avrebbe dovuto tirare da quella posizione in piena libertà: pazienza! 

Mi guardo bene da fare valutazioni tecniche o considerazioni sulla formazione iniziale, sui cambi o sulla tempistica delle sostituzioni, perché è sempre facile parlare con il senno di poi, ma è apparso chiaro a tutti sugli spalti che con il passare dei minuti il possesso palla diventava sempre più sterile e che sarebbe stato difficile pareggiare senza tirare in porta. Si conoscono i dettami tattici di Vivarini, ma non penso proprio che l’allenatore abbia mai dato indicazioni di entrare in porta con la palla o di segnare solamente da dentro l’area. Sicché non mi sembra una grande idea aspettare fino a cinque minuti dalla fine per qualche pericolosa conclusione da fuori area o insistere con ripetuti cross dalle fasce laterali. Cianci a fare a sportellate con il suo fisico e a colpire di testa con i suoi centimetri non c’è più, e l’incontro di ieri dovrebbe far capire il senso dell’insistenza dell’area tecnica a volere un attaccante alto, forte e prestante da affiancare a Iemmello, in grado di assicurare soluzioni alternative, che, al momento, non sono perseguibili. I tiri dalla media e lunga distanza, poi, non costituiscono una rarità nel gioco del calcio, ma parte integrante della sua essenza, ragion per cui non è affatto disdicevole tentare la conclusione da fuori area, soprattutto quando di fronte ci sono avversari chiusi a riccio e con il coltello tra i denti: osate, gente, osate. 

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